• Francesca Patanè

Those Mornings



É solo una mattina come tante altre,

ma io non mi sento come tutte le altre mattine.

Che poi non so neanche io come mi sento,

ma so che la mattina ha sempre un sapore agrodolce e riflessivo.


Ti svegli, resti a letto e guardi fuori dalla finestra,

attraverso quelle tende che non riescono a contenere la luce e il cielo.

E non importa se piove o c'è il sole, tu resti ancora a letto,

a pensare a quello che hai fatto ieri,

a quello che potresti fare oggi e domani

o tra una settimana o un mese...


Forse è questo l'emblema dell'ultimo periodo:

il tempo che passa e intanto tu che resti ferma, a pensare,

con la sensazione perenne di correre e affannarti,

restando immobile.

Il tempo è imprevedibile più dei miei sbalzi d'umore.

Non credevo di trovare qualcosa di più vulnerabile dei miei pensieri,

e invece esiste.

Ed è il cielo sopra Berlino.

Lo stesso cielo che guardo quando mi sento soffocare.

Quel cielo che non ho mai visto da nessun'altra parte.

A destra uno spiraglio di sole, a sinistra nuvole di tempesta.

E tu al centro. Come sempre,

in mezzo a un'incertezza.

Ovvio che il tempo non puoi gestirlo come potresti fare invece con le tue scelte,

ma ti auguri comunque di avere il sole di fronte a te.



La frase che mi ripeto spesso e in cui credo meno:

"aspetta, qualcosa cambierà".

La frase che mi dicono spesso:

"aspetta, qualcosa cambierà".

Qualcuno sa dirmi quanto dovrei aspettare?!

Forse aspetto un cambiamento magistrale che non sono in grado di costruire.

Forse non voglio costruirlo da sola e allora aspetto qualcosa o qualcuno.


E penso spesso "forse avrei dovuto" o "forse non avrei dovuto"

e poi mi mando inevitabilmente a fanculo.

Sai quante ore trascorse ad auto psicoanalizzarmi...

che se fossi stata davvero un'analista sarei milionaria.

Sai quante parole sprecate tentando di farmi capire e capirmi.

Che poi nessuno vuole capirti e anche tu ti sei annoiata di capirti.

Che quando ti dicono "sei giovane e hai tutta la vita davanti"

avresti solo voglia di voltargli le spalle

perchè è ovvio che non capiscono cosa intendi.


Fai bilanci, quasi tutti positivi.

Ti sei messa in discussione e nessuno te l'aveva chiesto, brava.

Hai avuto qualche soddisfazione e ancora t'imbarazzi se ti dicono "brava". Brava.

Ti guardi allo specchio, in fondo non hai rimpianti. Brava.


Pensi al futuro, ti tremano le gambe.

Pensi se ti stai perdendo qualcosa, hai nostalgia.

Pensi a cosa ti manca, non lo sai.

Mi manco io forse.

Mi manco quando ripenso a qualche anno fa...

a come ero e a quello che mi auguravo.

A tutte le cose che hanno preso una direzione diversa

e i tuoi amici che hanno scelto una casa straniera.

E tu che volevi mettere radici.

E a tutto quello che poi è successo ed è cambiato,

fuori e dentro di me.


Il mio presente che non coincide con quello che mi ero immaginata

e tu che col senno di poi dai la colpa o il merito al destino.

È passato ormai più di un anno, e quello che ieri mi sembrava un'impresa quasi impossibile, adesso è la normalità.

Un anno che ne vale dieci forse.

Un anno di training da equilibrista su un filo precario e mai stabile.

Con quello slancio iniziale verso tutto ciò che vi era di nuovo e sconosciuto,

con la voglia di scoprire, la paura e il coraggio di fare tutto da sola.


Tutto è così lontano da casa, ma al tempo stesso è già talmente casa!

Forse è vero che esistono luoghi e persone che ti appartengono ancor prima di averli vissuti, che ti entrano dentro fin dal primo istante in cui li incontri,

senza preavviso e senza motivo.

Con te che ti senti l'unica a provare queste nuove sensazioni,

ma sai che in fondo ce ne sono molti altri come te.

Che pensi di essere più forte di prima e invece ritrovi sempre le solite debolezze.

Non ce la fai proprio a imparare dall'esperienza.


Nessuno ti aveva detto quanto avresti sofferto e quanto saresti stata felice,

e quanti limiti avresti dovuto superare, e quanto ti saresti riscoperta forte e fragile,

e sola e piena di affetto, e piena di lacrime e nuovi modi di sorridere.

E quante volte metterai tutto in discussione.

Con la vita che ha preso nuove abitudini e nuovi modi di vedere e ascoltare.

Con quei luoghi comuni che tanto comuni non sono.

Le priorità che cambiano e i "chi se ne frega" che si moltiplicano.

Che poi non sono i vestiti che ti stanno stretti, ma le etichette che ti cuciono addosso

a farti diventare claustrofobica.


E poi a volte basta anche solo una canzone a farti tornare in mente troppe cose.

E finisce così... che parli a chi non sa ascoltarti e scrivi a chi non sa leggerti.

E tutto quello che vorresti dire,

a volte lo trattieni finchè vale davvero la pena tirarlo fuori.

Finisce che ti perdi... Parli in prima, seconda e terza persona...

E tu che non riesci più ad ascoltarti e capirti.


Sai solo che non puoi darti scadenze.

Sai che forse tornare è più difficile che partire.

Sai che tutto, ora, ha una consapevolezza diversa.


Resto lunatica e spensierata anche oggi.

Provo ad essere felice.

Ammetto di essere fortunata.

E onesta con me stessa, sempre.

Drop Me a Line. Ask Me Something.

C

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