• Francesca Patanè

Il cielo sopra Berlino.



Ecco, è finita. Neanche una stagione, neppure stavolta ho avuto il tempo di portare qualcosa a compimento… il mio sogno del circo… dieci anni, un bel ricordo. Questa sera è l’ultima con il mio buon vecchio numero e poi è anche luna piena…la trapezista si rompe l’osso del collo. Sta zitta, zitta! […] Spesso parlo da sola, solo per imbarazzo… in momenti come questi, come adesso.

Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia? Come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora. Vivere. Basta uno sguardo. Il circo mi mancherà. E’ buffo, non sento niente. E’ la fine e non sento niente. Devo disabituarmi ad avere cattiva coscienza quando non sento niente…Come se il dolore non avesse un passato. Tutta la gente che ho conosciuto, che resta e resterà nella mia memoria…Finisce sempre proprio quando sta per cominciare. Era troppo bello per essere vero, finalmente fuori in città. Chi sono io? Chi sono diventata? La maggior parte del tempo sono troppo cosciente per essere triste. Ho aspettato un’eternità che qualcuno mi dicesse una parola affettuosa, poi sono andata all’estero…

Qualcuno che dicesse “oggi ti amo tanto”… come sarebbe bello. Devo solo alzare la testa e il mondo s’apre davanti ai miei occhi, mi sale nel cuore. Quand’ero bambina volevo vivere su un’isola. Una donna sola, potentemente sola… si è così. E’ tutto così vuoto, slegato… Il vuoto, l’angoscia… angoscia, angoscia, angoscia!

Come un animaletto che si è perso nel bosco. Chi sei tu? Non lo so più. So solo che non farò più la trapezista, basta col trapezio…le decisioni improvvise alle quali si crede…

Ma non piangere! Veramente, l’ultima cosa da fare è mettersi a piangere. Succede così, dipende…non va mica sempre come si vuole.

Così vuoto, è tutto così vuoto.

Che devo fare? Non pensare più a nulla. Semplicemente esserci. Berlino: qui sono straniera e tuttavia tutto è così familiare… in ogni caso non ci si può perdere, si arriva sempre al muro. Aspetterò davanti a un automatico e poi verrà fuori una foto con un altro viso… così potrebbe cominciare una storia! Le facce. Ho voglia di vedere facce. Forse trovo un posto come cameriera.

Ho paura di questa sera. E’ idiota!

L’angoscia mi fa male, perchè solo una parte di me ha l’angoscia e l’altra non ci crede. Come devo vivere? Forse non è per niente questo il problema. Come devo pensare! So così poco. Forse perchè sono sempre curiosa. Talvolta penso in modo così sbagliato, perchè penso come se parlassi contemporaneamente a qualcun’altro. All’interno degli occhi chiusi, chiudere un’altra volta gli occhi. Allora anche le pietre sono vive.

Stare in mezzo ai colori. I colori. Le luci al neon, il cielo della sera… il metrò rosso e giallo.

Devo solo essere pronta e tutti gli uomini del mondo mi guarderanno. Nostalgia… nostalgia di un’onda d’amore che salga dentro di me.

E’ questo che mi rende sempre così incapace? L’assenza di piacere?

Desiderio di amore... Desiderio di amare...

... E sì, mi manca ancora. Per quanto incomprensibile possa essere, sento ancora la sua mancanza. La sento soprattutto in questo tipo di situazione, quando esco, quando mi siedo in un ristorante con qualcuno, quando viene un po’ di sole dopo che ha piovuto, quando la normalità incalza. E’ soprattutto in quei momenti che mi domando cosa ci faccio lì. Perché rimango. Perché non me ne vado. E perché quello che mangio non sa di niente. E perché delle cose che dicono gli amici, non mi importi assolutamente nulla. E risponda per pura cortesia, sperando che se la bevano e pensando che se pure non se la bevono fa lo stesso.

E perché quando mi sembra di cominciare a rilassarmi, finalmente, vengo subito assalito dal solito stormo di piccoli ricordi felici che vuole portarmi via da dove sto. E perché mi sembra di aver lasciato la vita da qualche parte. Ma dove?

... Ero solo io così poco seria. E' il tempo cosi poco serio? Non sono mai stata solitaria, né da sola, né con qualcun altro; ma mi sarebbe piaciuto in fondo essere solitaria. Solitudine significa: "Finalmente sono tutto". Adesso posso dirlo perché oggi finalmente sono davvero sola. Bisognerà finirla prima o poi con il caso. Non so se ci sia un fine, ma ci deve essere una decisione, è necessario che tu decida. Deciditi! Ora il tempo siamo noi. Non solo la città intera, adesso è il mondo intero che prende parte alla nostra decisione. Ora noi due siamo più che due solamente, ora noi incarniamo qualcosa. Ed eccoci sulla piazza del popolo, siamo qui tutti e due e l'intera piazza è piena di gente che si augura la stessa cosa che ci auguriamo noi. Decidiamo noi il gioco per tutti.

Adesso o mai più. Tu hai bisogno di me, tu avrai bisogno di me. Non c'è storia più grande della nostra, quella mia e tua. Quella dell'Uomo e della Donna. Sarà una storia di giganti, invisibili, riproducibili; sarà una storia di nuovi progenitori. Guarda i miei occhi, sono l'immagine della necessità, del futuro di tutti sulla piazza. La notte scorsa ho sognato qualcuno, uno sconosciuto, il mio uomo. Soltanto con lui potevo essere Sola e aprirmi a lui, aprirmi tutta, tutta sua, farlo entrare dentro di me tutto intero, avvolgerlo con il labirinto della comune beatitudine. E io lo so, sei tu quello...


- Wim Wenders

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