Di te.




É la prima volta che scrivo di te. Non so se questa sia la strada giusta.

Di solito sono brava a parlare, di tutto, con tutti, ma con te a volte mi viene difficile. Siamo così diversi nel comunicare e nell'esprimere i nostri pensieri che io ho dovuto abituarmi ai tuoi modi e assecondare spesso i tuoi silenzi.

Ci conosciamo da così tanti anni eppure sappiamo ancora così poco l'uno dell'altra.

Forse è proprio questo piccolo dettaglio che ha mantenuto la nostra amicizia così viva e così indefinita. Lasciare sempre un'incognita, una frase in sospeso, qualcosa di non detto, quel qualcosa che è così intimo e così poco chiaro a noi stessi che è difficile da decifrare, ma che ci lega nonostante tutto.

Come un tacito patto che ci siamo fatti senza dircelo chiaramente.

Sapere che tu ci sei a prescindere da quello che tu sarai è una costante che non mi abbandona, una sensazione inconscia che a parole non riesco a spiegare. Forse mi sbaglio, forse le percezioni che si hanno non sono poi lo specchio della realtà e non coincidono con quelle dell'altro.

Ma ci sono momenti, atteggiamenti, sguardi, attenzioni, piccoli dettagli che non riesco a capire razionalmente, ma posso leggerli solo con la pancia e non con gli occhi.

Non voglio certezze, io adesso non ne ho e non le cerco.

La certezza è il lusso di chi non è coinvolto e mi auguro che neanche tu abbia questo lusso.

Vorrei avere invece la libertà di parlare serenamente di tutto questo con te ed essere ascoltata e ascoltarti, come abbiamo sempre fatto per tutto il resto. Parlare di cosa sta succedendo senza la premura di capire, decidere o dare una definizione, ma senza sminuire o far finta di nulla.

Vorrei semplicemente dare una possibilità a quel "noi" che 11 anni fa avevo categoricamente rifiutato quando dissi che io sono io e tu sei tu, ed io e tu non possono stare assieme.

Ho pochi rimpianti nella mia vita e forse, con un po' di presunzione, potrei arrivare a dire di non averne affatto. E non vorrei che proprio questo, un domani, diventasse qualcosa da rimpiangere o lasciasse ancora un dubbio su cosa poteva essere e non è stato.