• Francesca Patanè

M.



Come vedi ho scritto,

ti ho scritto,

anche se tu non potevi

e non volevi leggermi.

Ti ho scritto tutti i giorni.

E a volte anche le notti insonni.


A volte le parole erano sussurrate, sofferte,

erano difficili da tirare fuori.

Altre volte le parole sgorgavano fluide

come un fiume in piena.

Ti ho parlato, sempre.

Ti ho cercato.

Ho sospirato.

E tu non mi hai sentito.


Dovevo trovare un modo per sentirmi vicina a te,

e allo stesso tempo, sperare di allontanarti dai miei pensieri.

Come una terapia. Scrivere.

Trovare un modo per lasciarsi andare.

E forse lasciarti andare.


Provare a respirare.

Liberarsi.

Colmare un vuoto.

Dare un senso ad un'attesa.

Perché l'unica cosa che so in questo momento è che comunque vada,

qualsiasi cosa accadrà in questi giorni che ci separano al nostro reale incontro,

io ho deciso di darti queste mie parole.

Perché nonostante tutto, io ci credo ancora.

E perché credo sia giusto che tu debba sapere.


Non so più neanche a chi sto scrivendo...

se a te o a me stessa.

Ormai non ci sentiamo quasi più.

Ed è tutto strano.

Quello che sento io... quello che non senti tu.

Mi viene un po' da sorridere, perché a volte non ricordo il tuo viso

e vengo a cercarti.

Ma poi penso che io non ti ho mai visto,

ed è normale non averti impresso nella mia mente.

Ma allora perché sei ancora così vivo in me?


Tutto sembra così surreale e poco credibile,

forse anche un po' folle. Lo so.

Ma chi se ne frega.

Che cosa misera è la banalità.

Che tristezza privarsi di qualcosa solo per paura di sbagliare o essere fraintesi.

Non c'è esagerazione nei sentimenti.

Non c'è premeditazione.

Solo rischi da correre e nessuna certezza.

Vivere qualsiasi emozione, soffrire, piangere,

gioire, sperare, illudersi.

Cadere e rialzarsi. Sempre.

Ho paura.

I giorni e l'attesa sono finiti.

Drop Me a Line. Ask Me Something.

C

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